Escape room horror: come nascono e perché One Way Out non ne ha neanche una

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Le room horror sono un genere a parte in cui il cuore conta più del cervelllo

Quando diciamo escape room parliamo di un fenomeno dal successo enorme e sempre in crescita.

Le escape room sono infatti ormai onnipresenti, si trovano ovunque e ne esistono di vari tipi e difficoltà. Fra queste non mancano, ovviamente, anche le escape room horror.
E quale momento migliore dell’anno se non ora che siamo vicini ad Halloween per parlarne?

La nascita delle escape room

Addentrandoci nel nostro viaggio storico, dobbiamo tornare indietro di un bel po’ di anni, ben prima che nascesse anche la nostra amata One Way Out.

Siamo fra anni ‘80 e ‘90, e da lì fino a inizio anni 2000: in giro per il mondo si diffondono tanti programmi televisivi con quiz, enigmi logici e di ragionamento.

Accanto a questi, abbiamo nel corso del tempo diversi film “enigmatici”, declinati fra diversi generi, anche se con una predilezione per l’horror. Pensiamo a Saw – L’Enigmista, e decisamente qualche anno prima a Cube.

Stanze, misteri, segreti e sempre e comunque la necessità di scappare dal luogo in cui ci troviamo il più in fretta possibile: vi ricorda qualcosa?

Infine aggiungiamoci pure i videogiochi. Sono stati molti infatti, nel tempo, i titoli videoludici che potrebbero aver ispirato, prima o dopo, qualche escape room.
E non ci riferiamo specificamente a videogame con escape room “all’interno”, ma comunque giochi con strutture e modalità che richiamano questo mondo.

Dagli albori fino a oggi, sono tantissimi i prodotti con al loro interno parti o intere sessioni con puzzle ed enigmi (Tetris, Lemmings, Myst, Portal, giusto per citare qualche nome famoso).

Al di là però di film, videogiochi e programmi TV, uno dei primi esperimenti che hanno preceduto le escape room vere e proprie è stato True Dungeon.

È il 2003 quando alla Gen Con di Indianapolis (la convention più grande del Nord America dedicata all’universo dei giochi da tavolo) viene proposto appunto True Dungeon.

Quest’ultimo è ben lontano dall’essere un’escape room. Si trattava (e si tratta, dato che viene organizzato anche oggi in occasione della stessa fiera) di un qualcosa per certi aspetti assai differente da ciò che oggi definiamo una “classica” escape room.

Intanto era ispirato alle sessioni di LARP, i giochi di ruolo (come Dungeons & Dragons, per intenderci) ma giocati “realisticamente”, con chi partecipa che magari si traveste e interpreta il proprio personaggio, si muove in spazi che rappresentano il terreno di gioco (boschi, radure, capanni, ecc.).

Ecco, in True Dungeon troviamo dinamiche simili, con un dungeon, un sotterraneo in cui perdersi e da cui riuscire a uscirne risolvendo enigmi, misteri, trovando tesori e oggetti magici, perfino affrontando nemici.

Insomma, come vediamo, già c’erano tantissimi dettagli che sarebbero stati poi presi dalle escape room.

Escape room che sono arrivate ufficialmente qualche anno dopo, con le prime notizie al riguardo che ci portano in Giappone nel 2007.
Da lì le escape room si sono diffuse a macchia d’olio in tutto il mondo, con varianti, difficoltà, trame e tematiche di tutti i tipi.

Fra queste abbiamo appunto anche le escape room horror.

Escape room horror: cosa sono e come sono fatte?

Se cerchiamo delle ispirazioni che potrebbero aver fornito (e forniscono ancora) idee a chi vuole creare escape room horror, possiamo pensare a tutti quei film in cui i malcapitati protagonisti si ritrovano prigionieri di qualche malvagio rapitore o entità, magari con poco tempo a disposizione per fuggire, prima che chiaramente sia troppo tardi.

Fra titoli del genere, non può non venirci in mente la serie del già citato Saw – L’Enigmista, in cui un oscuro e crudele carceriere si diverte a osservare le sue vittime, mentre tentano (spesso invano) di liberarsi dalla loro prigionia, fra ansia e tortura.

Ci sono però di mezzo anche tutte quelle pellicole in cui i protagonisti vengono braccati e seguiti, con la costante sensazione di sentirsi osservati.
Al riguardo il cinema ci ha dato tantissimi spunti, da Nightmare a Venerdì 13, da Halloween a Scream.

Partendo da queste basi come fonti d’ispirazione, aggiungiamo poi ovviamente elementi del folklore di ogni dove.
Per cui in tantissime escape room horror possiamo avere a che fare con case stregate o infestate da fantasmi, storie di esorcismi, rapimenti alieni e chi più ne ha più ne metta.
Il tutto però con elementi che accomunano in generale le escape room, e più in particolare quelle horror.

Le regole del gioco

Cosa sicuramente in comune con le escape room “normali” è la durata, che di solito oscilla fra la mezz’ora e l’ora e mezza.

Allo stesso modo, all’interno potremmo aver a che fare (in base alle scelte di chi l’ha creata) con enigmi di vario tipo. Potrebbe esserci un po’ di matematica o logica, così come ricerca di oggetti nascosti o decifrazione di codici segreti.

A differenza di tante escape room più family-friendly, però, molto più spesso quelle horror si giocano in penombra se non addirittura al buio, così da dare un mood ben preciso al setting.

Dopodiché, potremmo trovare al loro interno elementi scenici o di gioco più “forti” del normale: il giocare magari ammanettati, oppure il ritrovarsi in spazi angusti per una parte o per l’intera durata della partita.

Altro elemento sicuro per le escape room horror è la paura.
Questa potrebbe essere delegata alle scenografie e a elementi della stanza stessa (oggetti che cadono, rumori forti e improvvisi, teschi e quant’altro), oppure direttamente a figuranti. Non sono infatti rare le escape room horror con attori al loro interno, il cui scopo è inseguirci o spaventarci (o entrambe le cose).

Quali sono le migliori escape room: horror oppure classiche?

È impossibile rispondere a questa domanda, anche se proviamo a essere oggettivi e a tralasciare i sacrosanti gusti personali.
Questo perché ci sono tanti punti a favore e punti contro.

Per esempio, un’escape room terrificante sicuramente non è la più indicata per una domenica pomeriggio in famiglia, e questo vale anche per i deboli di cuore.

Di contro invece un escape room horror è l’idea perfetta per chi vuole un’esperienza di fuga ma meno legata alla risoluzione di enigmi e più all’adrenalina (a maggior ragione se ne troviamo una ispirata a un franchise o film horror che amiamo).

Insomma, di base si tratta di seguire i nostri istinti, ma soprattutto i nostri gusti.
E se decidiamo di affrontare un’escape room di questo tipo, non ci manca l’imbarazzo della scelta. Infatti le escape room sono ormai ovunque, e molte di queste sono appunto paurose e terrificanti.

One Way Out e horror: la nostra scelta

Come già sapete se siete venuti a trovarci in una delle nostre sedi (in centro a Torino o in Valsusa), abbiamo scelto di non avere escape room horror.

Tutte le nostre stanze sono infatti adatte a qualunque partecipante e a qualunque età, che si tratti di squadre di ragazzoni grandi e grossi e pronti all’azione, o che invece ci sia il team di nonni e nipoti alle prime armi.

Ma questo significa forse che abbiamo a che fare con esperienze con la stessa suspense di una gitarella di Pasquetta?
Beh, decisamente no!

Non essere horror non significa non mettere ansia e anche paura, magari guardando il timer che scorre oppure dovendo cercare l’indizio giusto nella penombra fra scatoloni e quadri, o ancora girovagando tra passaggi segreti alla ricerca di quell’unico tassello che vi serve per trovare la soluzione all’ultimo gioco.

Che si tratti di scoprire che fine abbia fatto un professore scomparso, oppure stabilire chi vincerà nella sfida fra bene e male, fino a entrare in possesso del quadro più famoso al mondo o salvare l’umanità da una minaccia come nessun’altra, insomma anche le escape room non horror sanno difendersi bene.

E voi? Avete mai provato un’escape room horror?
Oppure preferite un’esperienza meno terrificante ma comunque carica di adrenalina, sorprese e colpi di scena?

Fra l’altro, parlando di horror, fine ottobre in One Way Out significa anche HALLOWEEK: venite a scoprire di cosa si tratta!