La mia prima volta al Comics Torino: One Way Out e la sua inviata speciale a Lingotto Fiere

Come sopravvivere a un pomeriggio al Salone del fumetto senza essere nerd

Da venerdì 14 a domenica 16 aprile si svolge a Torino la XXVII edizione del Torino Comics: un salone e mostra mercato del fumetto che raduna appassionati di giochi da tavolo, videogame, manga e cosplayer; insomma istrioniche masse di nerd.  Non ci ero mai stata, eppure è un evento piuttosto famoso nel settore e per una persona che lavora come game master e SMM in una escape room, è un passaggio quasi obbligato. Armata di coraggio, della mia felpa logata One Way Out e della compagnia di mio fratello Gabriele (cresciuto a pane e PS2), mi sono addentrata a Lingotto Fiere in un piacevole pomeriggio primaverile per rivedere la luce solo all’ora dell’aperitivo.  

Torino Comics: là dove l’abito fa il monaco 

Bisogna ammetterlo: ho iniziato il mio giro perlustrativo al Torino Comics con una buona dose di scetticismo e una lunga lista di stereotipi sull’evento e i suoi visitatori, alcuni di questi piacevolmente smentiti. 
Appena entrata sono stata investita da un forte profumo di churros, e questo ha già cambiato la mia attitudine verso il contesto in cui mi stavo addentrando, e subito dopo sono stata circondata da katane di vari colori e fatture, centinaia di caschi di Darth Vader (che ho dovuto googlare per scrivere correttamente) e carte Pokemon. Per ora tutto come me lo immaginavo, insomma. 
Intorno a me non c’erano troppe persone, ho scelto venerdì per poter godere appieno degli stand senza troppa folla, ma i presenti erano sicuramente degni di nota. Cosplayer davvero convinti di essere la signora McGranitt, le guardie di Squid Game, Sailor Moon; io, che mi vergogno pure di mettermi il cappello da strega ad Halloween, per queste persone provo profonda ammirazione.

“Perché lo fanno?”, chiedo provocatoriamente a Gabri. 

“Per lo sconto”, mi risponde lui serissimo, come sempre.

In effetti per tutti i cosplayer c’è uno sconto sull’ingresso, di base piuttosto costoso. Il biglietto intero costa 18 alla porta, per i cosplayer 12€ e quando lo scopro mi pento amaramente di non essermi conciata da Pollon combina guai.  Ad ogni modo queste persone non hanno addosso solo dei vestiti, ma delle personalità, dei sogni e chili di presobenismo. 

Torino Comics: la vera attrazione sono le persone

Più tempo spasso a Lingotto Fiere oggi, più mi rendo conto che qui “la festa” la fanno le persone che visitano il Salone, piuttosto che i banchetti. 

Con qualche resistenza interna, mi convinco entrare nell’area videogame, carica per la classica sfida contro il bro che si svolge come da manuale: io che mi lamento tutto il tempo di non sapere manco quali siano i comandi, lui che mi spiega mentre gioca, fa punti e stravince e infine mi consola dicendo che ha avuto solo fortuna. Abbiamo provato Rocket League, non esattamente una novità visto che scopro che è del 2015, ma io ovviamente non ne avevo mai sentito parlare e ci ho messo circa due partite (perse) a capire che l’obiettivo era quello di fare goal con la macchina e la grossa palla in centro allo schermo. Un successo. Intorno a me molti ragazzi giovani si sfidano con la Nintendo Switch, con la Playstation 4, i più temerari si lanciano in Guitar Hero, richiamando piccole folle di curiosi. 

Dopo la scontata sconfitta agli e-games, Gabri mi concede la rivincita con una veloce partita a scacchi. Inutile dire che dopo circa 10 minuti di gioco avevo già attuato la tattica “suicidio” per porre fine a questo supplizio di attese, studio e pedine perse. Se noi eravamo un esempio delle “cose da non fare” quando si gioca a scacchi, intorno a noi molti ragazzi studiavano le rispettive mosse, cercando la concentrazione in un Salone con centinaia di persone, mentre un membro della Società Scacchistica Torines elargiva consigli e supporto. Con noi non ci ha neanche provato, vedendo che eravamo chiaramente degli occasionali.


Per concludere il tour degli insuccessi io e il fratello ci addentriamo nella luccicante area del retrogaming: tra videogiochi cabinati e gettoni anni 80, finalmente scopro la mia vera vocazione: i flipper. Qui lo scopo del gioco è facile da capire, i comandi sono due e sono identici, ma speculari, il punteggio è chiaro; finalmente tiro fuori il mio agonismo e segno un punteggio da record tra mille lucine che si accendono a illuminare il mio ego, finalmente risollevato. A questo punto vengo trascinata via da mio fratello che intravede il rischio ludopatia e lastrico a furia di partite da 1€.


A questo punto del viaggio arriva la prima consapevolezza: questo posto lo fanno i visitatori che scelgono di partecipare alle attività con grande entusiasmo. Mi sarei immaginata una schiera di persone molto chiuse e diffidenti, intente a cercare la rarissima copia di un fumetto dell’85 e invece ci sono tantissimi ragazzi e ragazze che hanno voglia di essere coinvolte nei giochi più svariati e in questa euforia generale, anche i personaggi più eccentrici sono perfettamente in armonia con il resto dei visitatori. 

Torino Comics 2023: un occhio di riguardo alle diversità

Dopo due ore tra i diversi stand, mi dirigo verso l’area che avevo già adocchiato come la più interessante della fiera, quella chiamata “Agenda della disabilità”. Qui si trovano una serie di attività ludico educative, studiate per illustrare alle persone cosiddette “normodotate”, le difficoltà di avere una disabilità. Per prima cosa proviamo una escape room educativa.

“Siete solo in 2, potrebbe essere un po’ frustrante” mi avverte la game master dello stand.

Io carica di orgoglio e supponenza e con indosso la mia felpa da professionista del settore, le rispondo: “Al massimo vale arrendersi, no?”, ma mentre pronuncio queste parole in cuor mio so che non sarebbe mai accaduto, a costo di rimanere lì fino alle prime luci dell’alba. 

La breve stanza di fuga Light Fight Discrimination è stata creata di ragazzi di Escape 4 Change ed è un’esperienza di gioco interattiva e cooperativa per riflettere sulle forme di discriminazione con focus sulla disabilità. Idee nobili, realizzazione a mio avviso migliorabile nella cura dei dettagli e nella “complessità” del gioco che era di fatto composto da soli 3 lucchetti a 3 o 4 cifre. 

A fine gioco non c’è stata la parte “formativa” che mi aspetterei da questo tipo di esperienza, ma le conclusioni stanno tutte in mano ai giocatori.

Con le mie riflessioni per la testa, mi lancio, convincendo il mio pigrissimo fratello, a “provare” la sedia a rotelle con un breve percorso condito da barriere architettoniche per capire cosa si prova a essere messi continuamente alla prova in qualcosa che dovrebbe essere semplice (per tutti) come spostarsi nella propria città. A ruota provo anche una breve camminata bendata con un bastone per ciechi, schivano panettoni di cemento: la mia ultrasonica conclusione è che me la caverei decisamente meglio con le ruote che senza vederci. Emotivamente parlando, il livello di insicurezza del non saperti visualizzare nello spazio, né visualizzare il resto, è molto difficile da gestire. Per percorrere 10 metri, ho impiegato circa 5 minuti di vero panico. 

Come chicca finale mi sono tenuta la Red Zone perché affrontava una tematica a me cara cioè la sessualità vissuta da chi è affetto da una disabilità: all’interno dell’area (nascosta e relegata nell’angolo più remoto della Fiera forse a causa dell’alta affluenza di minorenni) era composta dallo stand di Mysecretcase, dal corner dell’Orgasmeria e da mostre a tema erotico. 

Tra sex toys inclusivi e tavole che raccontano la varietà del sesso umano, ho fatto la mia seconda riflessione. Questo Torino Comics 2023 si fa portavoce di un messaggio bellissimo: il divertimento appartiene a tutti. Siamo abituati ad abbinare il sesso, le risate, l’intrattenimento, con immagini di bellezza e conformità, quando stare bene è un diritto di tutti ed esercitato da tutti.